Lisbona, tra meraviglie e contraddizioni

Obrigado! Qualsiasi straniero si sentirà dire spessissimo questa parola di ringraziamento in qualunque parte del Portogallo si trovi, segno della gentilezza innata del popolo lusitano. Anche nella sua capitale, naturalmente, sarà così. Lisbona è una città che sorprende, oltre che per la sua tranquillità e l'ospitalità dei suoi cittadini, pure per la sua atmosfera e i suoi contrasti. A suo modo ti prende e ti cattura pian piano.

Incantevole quanto irregolare, strana, tortuosa come i suoi innumerevoli vicoletti (i becos), la capitale portoghese si estende su sette colli e ha tante anime. Si può passare facilmente da zone, dove il tempo sembra essersi fermato molti anni fa a zone invece molto moderne. Ci si trova davanti ad una società multietnica, che deriva dalla politica colonialistica del Portogallo, con diverse razze apparentemente integrate, unite da un forte senso patriottico che si percepisce dalle tante bandiere esposte ai balconi delle case.

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La dittatura di Salazar, terminata solo nel 1974, ha lasciato i segni, molti aspetti delle città sono rimasti quelli di un tempo. Poi c'è l'Alfama, l'antico quartiere di origine arabo-musulmane (ereditato dalla dominazione dei Mori, successiva a quella dei Romani), caratterizzato da stradine, scalinate e soprattutto da visibile povertà e tangibile degrado. E' l'unica zona che è rimasta in piedi dopo il terremoto del 1755, che distrusse l'85% della città. Questa è forse la Lisbona più vera, di certo la più vecchia, dove si respira un'aria diversa. Qui, dove comanda il pavé, l'Europa lascia spazio al vivere antico e si possono trovare dei Miradouros, cioè terrazzi da cui ammirare splendidi panorami. Una musica in sottofondo molto spesso ti accompagna mentre cammini.

Qualche nota di fado fuoriesce da qualche locale (casas do fado) o da qualche abitazione ma ci si può imbattere anche in qualche performance per strada. Il fado (voce e chitarra) è il canto del popolo portoghese, che s'ispira al tipico sentimento portoghese della saudade e racconta temi di emigrazione, di lontananza, di separazione, dolore, sofferenza. Sentire questa musica emoziona e in qualche modo avvicina a quello stato d'animo di piacevole malinconia. Alcuni scorci dei becos di Lisbona L’Elevador de Santa Justa

Impossibile non imbattersi poi nel tram 28, un'antica scatola di legno e vetri, dagli interni molto vintage, che s'inerpica su buona parte del centro storico, salendo e scendendo le colline di Lisbona. Un tragitto suggestivo durante il quale ci si trova ad attraversare viuzze al limite del percorribile, talmente minuscole che a tratti sembra quasi entrare nelle case, altre volte scontrarsi col tram che giunge dalla direzione opposta. Il Castello di Sao Jorge, che domina l'Alfama e che, trovandosi sulla collina più alta, svetta su tutta la città, è un luogo meravigliosamente conservato, dall'aria tipicamente medievale e da cui si può gustare la splendida vista di Lisbona intera, accarezzati da una brezza nemmeno tanto leggera.

Oltre ai tram, Lisbona offre un'efficiente rete di trasporti (metro e ferroviaria) ma rimane una città visitabile, con qualche sacrificio, anche a piedi. Nel caso ci si stancasse delle salite "spacca gambe e fiato", ecco gli elevadores, veri e propri ascensori per passare da un quartiere all'altro. Il più interessante è l'Elevador de Santa Justa, un ascensore costruito con tecniche e materiali che furono già utilizzati in Francia da Eiffel. Salendoci, dopo un'ascesa di 35 metri, si arriva proprio davanti alle rovine della Chiesa do Carmo, drammatiche testimonianze del terremoto del 1775, che distrusse quella che un tempo era la più grande chiesa di Lisbona. Da qui il panorama sulla città è davvero impressionante.

Spostandosi dal centro, si trova la splendida ed esotica frazione di Belém, la cui fortuna è legata all'epoca d'oro delle Scoperte (XV-XVII secolo), in particolare il periodo con Manuele I al trono. Lisbona diventò, infatti, il centro del commercio europeo con l'Africa, l'India, l'Estremo Oriente e, più tardi, il Brasile. Divenne anche il punto di partenza per esplorare le ricchezze di spezie, di schiavi, lo zucchero, i tessuti e altri prodotti. A Belém, che si fa notare da subito per il verde delle palme e dei suoi immensi parchi, le due sponde del fiume Tago sono unite dal Ponte 25 Aprile, di quasi 2 km, costruito dalla stessa compagnia che si occupò della costruzione del famoso Golden Gate Bridge di San Francisco, al quale il ponte è ispirato. Sullo sfondo, sulla costa opposta, la statua del Cristo Rei, una versione mini ispirata alla statua del Cristo Redentore che si trova a Rio de Janeiro. La Chiesa do Carmo Azulejos alla stazione di Sintra

Sempre qui si trovano il monumento alle Scoperte e la famosa Torre di Belém, vero simbolo della città, fatta costruire dal re Manuele I in uno stile caratteristico suggerito da lui stesso, chiamato appunto "manuelino". Con le sue scale a chiocciola strettissime, la Torre fu fatta costruire, insieme allo splendido Monastero dos Jerònimos, per celebrare il ritorno del navigatore portoghese Vasco da Gama, dopo aver scoperto la rotta per l'India. Tra le tante cose, al suo interno ci sono stanze con gli azulejos, piastrelle dipinte a mano, a volte di dubbio gusto, che si trovano in quasi tutte le costruzioni delle città, comprese le abitazioni private. Sia la torre sia il monastero sono stati inseriti tra i siti del patrimonio mondiale dell'umanità dell'UNESCO.

Il lato più moderno della città è rappresentato da tutta la zona del Parco delle Nazioni, ricevuto in eredità da quella che fu la riuscitissima Expo del 1998. Su questa giovane e fresca area adiacente al Tago, ideale per tutte le ore, sorgono musei, auditorium, bar, ristoranti, casinò, grattacieli, piscine, centri commerciali, aree verdi, spazi per i pedoni e la teleferica. Ciò che arricchisce questa zona sono comunque l'Oceanario (uno degli acquari più grandi e importanti del mondo), la Torre Vasco da Gama e la vista del Ponte Vasco da Gama che, costruito proprio in occasione dell'Expo del 1998, con i suoi 17,2 chilometri, è il ponte più lungo d'Europa e il nono al mondo.

Se si vuol tornare all'antico, c'è sempre il Bairro Alto, ideale per la vita notturna, un'intricata rete di locali, pub, osterie tipiche, dette tascas, e ristorantini locali a conduzione familiare. Qui il servizio e l'ambiente sono piuttosto spartani, ma il rapporto qualità-prezzo è davvero ottimo. La cucina portoghese, in generale, è abbondante, economica e ricca di piatti, soprattutto a base di baccalà, pesce e maiale. Impossibile non assaggiare un bicchierino di ginjinha, un particolare distillato di amarene, e le pasteis de Belém, tipici dolci di pasta sfoglia ripieni di crema inglese con una spolverata di cannella, che rappresentano un vero simbolo della gastronomia del posto. Si vendono un po' ovunque ma gli originali si trovano solo nell'Antica Confeitaria de Belém.

A pochi chilometri da Lisbona, c'è l'affascinante Cabo da Roca, "dove la terra finisce e il mare comincia", che è il punto più occidentale d'Europa, a picco sull'Oceano Atlantico. Si tratta di un capo situato a 140 metri sul livello del mare, dove un settecentesco faro la fa da padrone. Il tutto si trova nel parco naturale di Sintra-Cascais (affascinanti paesini della zona), un posto molto ricco di specie animali e vegetali insolite. Quel che conta a Cabo da Roca è comunque il fatto che qui la vista toglie davvero il fiato. La maestosità dell'oceano associata alla tranquillità del parco rende il tutto uno spettacolo unico.

Una sensazione di distensione e serenità interiore che si lega bene con quella che ti lascia la gente portoghese: discreta, disponibile, gentile, educata, umile. Di una cortesia ormai così obsoleta nella normale vita frenetica di tutti i giorni. La capitale portoghese, dove l'irregolarità è di rigore, con le sue tante meraviglie, i suoi contrasti e una connaturata ospitalità, lascia una sensazione davvero accattivante. Obrigado Lisbona!


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