Musica, il farmaco dell'anima

All'apparenza sembra una di quelle tecniche new age, come la meditazione o lo yoga, ma la musicoterapia (quella di oggi almeno) è una scienza a tutti gli effetti, con tanto di lauree certificate, corsi da seguire e svariate branche in cui potersi specializzare. Una tecnica molto particolare che utilizza la musica come strumento terapeutico, grazie ad un impiego razionale delle melodie e dei suoni più in particolare, che ha lo scopo di promuovere il benessere dell'intera persona: corpo, mente e spirito.

Oggi vi sono diversi generi di musicoterapia: varie metodologie, con un ampio spettro che va dall'approccio pedagogico a quello psicoterapeutico, sino a quello psicoacustico. La musicoterapia trova le sue radici nella notte dei tempi, i suoi princìpi risalgono agli albori della storia dell'uomo. Il suono evocava spiriti, entità, antenati e guariva il corpo dalle malattie. Ogni popolo ha organizzato, in ogni tempo ed in ogni angolo del pianeta, manifestazioni musicali che confermano il potere della musica e del suono sull'essere umano.

Lo stesso mito di Orfeo o l'arpa di Davide testimoniano l'utilizzo della musica a scopi terapeutici. Tutti hanno riconosciuto e riconoscono alla musica il potere di influire sulle emozioni, generando nell'uomo uno stato di benessere e di "pace interiore". Le applicazioni di tali principi, e quindi la nascita della Musicoterapia come disciplina specifica ed efficace, sono però molto recenti e si possono far risalire agli inizi del secolo scorso.

La musicoterapica era già diffusa in Egitto, Grecia, Asia Minore, India e Cina. Già tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, in qualche zona dell'America e dell'Europa, furono inviati negli ospedali molti musicisti per "alleviare" le sofferenze dei pazienti e "sostenerne" il morale. Più tardi negli Stati Uniti si sperimentarono i primi interventi di terapia con la musica, tramite gruppi di reduci della seconda guerra mondiale. È però del 1811 il primo trattato che analizzava la disciplina sotto un aspetto più scientifico e appartiene a un medico compositore italo-ungherese, Pietro Linchenthal: parliamo del "Trattato sull'influenza della musica sul corpo umano".

Il medico francese Hector Chomet pubblicò, nel 1875, alcuni studi di musicoterapia e del suo potenziale su gruppi di pazienti. Ricerche sistematiche, poi, si sono avute solo dopo il 1945. Oggi in molti paesi esistono cattedre di musicoterapia nelle università. L'unica ancora tagliata fuori dal giro resta l'Italia, nella quale però esistono diverse associazioni che formano i terapisti privatamente.

Nel suo aspetto prettamente "medico", la musicoterapia agisce sul sistema neurovegetativo (che regola le funzioni del corpo quali la traspirazione, il ritmo cardiaco, la pressione sanguigna) e facilita la liberazione delle emozioni e delle risorse creative di ciascuno. A differenza dei metodi di cura basati sulla separazione di mente e corpo, la terapia musicale ha un approccio olistico, che riguarda cioè sia la parte spirituale che quella fisica dell'individuo: i suoni, infatti, provocano allo stesso tempo reazioni emotive e risposte fisiologiche, per cui nella cura con la musicoterapia mente e corpo vengono considerati nella loro unità.

Le sedute con il terapista del suono sono tutte estremamente soggettive: in primo luogo il paziente deve prendere coscienza della propria identità musicale; tramite l'ascolto di svariati brani si individua il tipo di "musica" che riesce ad influenzare il soggetto sul piano psico-fisico. Erroneamente si sostiene che la musica classica in particolare possa giovare all'ascoltatore. La musica proposta, invece, dev'essere sempre in sintonia con il soggetto. Quest'analisi è prima di tutto di origine culturale: una stessa melodia, persino uno stesso suono, possono avere effetti diversi su vari soggetti.

La terapia, nell'insieme, può durare almeno tre mesi e si suddivide in sedute di circa 60 minuti l'una. Viene impiegata non solo per alleviare disturbi di tipo psicologico, ma anche fisici derivanti da gravi malattie che mettono il paziente in un continuo stato ansiogeno (si pensi ai malati di tumore); i benefici che se ne traggono sono indubbi, soprattutto guardando la disciplina dall'esterno, non solo come "placebo" dell'animo, ma come soluzione a tutte quelle patologie psico-fisiche delle quali di solito si occupa la psicologia. La disciplina può essere intesa come una panacea del fisico e del corpo: e anche se non può sostituirsi alla medicina canonica, riesce spesso nell'intento di favorire il benessere dell'uomo.


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