Tangeri, crocevia tra Africa ed Europa

A dispetto della fama non proprio buona di cui gode, al visitatore che vi giunge per la prima volta Tangeri si presenta come una città tranquilla e ben ordinata, con il suo aspetto bianco incorniciato dal verde delle palme e dalle sfumature azzurre del mare che la separano e la collegano, al tempo stesso, all'Europa. Questo centro del Marocco settentrionale che si affaccia sull'Oceano Atlantico, non estraneo però alle correnti del Mediterraneo, è un luogo di grande fascino: vi contribuiscono diversi elementi, tra cui la stessa posizione geografica (sullo stretto di Gibilterra), la storia, la cultura e, forse non da ultimo, quell'immagine associata alla malavita che a Tangeri sembra essere di casa ormai da lungo tempo.

Città dai quotidiani traffici leciti e illeciti, non è soltanto teatro di lucrosi commerci di armi e droga, ma persino di esseri umani: un gran numero di disperati, provenienti per la maggior parte dall'Africa sub-sahariana, vede l'immigrazione clandestina come l'unico modo per entrare in Europa e decide così di arrivare - illegalmente - sulle coste spagnole partendo proprio da Tangeri; inutile aggiungere che il prezzo è molto alto, non solo in termini economici, dal momento che i clandestini si affidano a gente senza scrupoli che non esita a mettere a repentaglio le loro vite.


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Tutto ciò getta di certo un'ombra sinistra sulla città e sul suo porto. Eppure il posto dovette sembrare un paradiso all'ereditiera americana Barbara Hutton che, dall'immediato dopoguerra fino agli anni '70, vi si fermava spesso; la sua residenza, Palazzo Sidi Hosni, è rimasta celebre per i suoi fastosi ricevimenti e ancora oggi fuori dalla porta, per volontà della ex padrona di casa, c'è una targa che recita in arabo "Esiste un paradiso sopra la terra. Questo paradiso è qui". Non a caso il Palazzo Sidi Hosni si trova nella parte alta della medina, la città vecchia, da dove è possibile godere di una vista mozzafiato sulla baia e sull'enorme spiaggia cittadina. Poco distante, nel punto più alto, si trova la Kasba, un antico palazzo del potere, mirabile esempio di architettura marocchina con il caratteristico cortile interno; ora è un museo che ospita, tra le varie cose, anche una interessante collezione di reperti archeologici.

La storia di Tangeri non è di poco conto: qui passarono tutti, dai punici ai romani, dagli arabi agli spagnoli, tanto per citare soltanto alcuni dei popoli attratti da questo territorio molto ambìto per la sua posizione strategica. Da Tangeri partì il condottiero musulmano Tariq bin Ziyad alla volta della Spagna nell'VIII sec. d.C., legando per sempre il proprio nome a Gibilterra (dall'arabo, letteralmente, "la montagna di Tariq"). Fu la città, inoltre, che diede i natali al grande viaggiatore ibn Batuta (XIV sec. d.C.), il "Marco Polo" del mondo arabo-islamico, la cui tomba, piccola e modesta, si trova proprio nel dedalo di viuzze caratteristiche della medina. In epoca più recente, nell'aprile del 1947, fu proprio a Tangeri che il sovrano marocchino Mohammed V pronunciò, sfidando così il dominio europeo, uno storico discorso a favore dell'indipendenza del Regno.

Sottoposta ufficialmente a regime internazionale negli anni '20 del Novecento, la città si riunì al resto del Marocco solo dopo che quest'ultimo ebbe ottenuto l'indipendenza dalla Francia e dalla Spagna nel '56. Il fatto di essere stata dichiarata zona internazionale aveva comportato il controllo, sotto ogni aspetto, da parte di vari stati europei (Italia compresa) e degli Stati Uniti; sono ancora presenti molte sedi diplomatiche straniere nei rispettivi quartieri occidentali, tutti provvisti di proprie scuole e chiese. Proprio l'unione di atmosfere cosmopolite, conservatesi nel tempo, oltre a caratteristiche squisitamente locali (mai venute meno) fanno di Tangeri qualcosa di realmente unico nel suo genere.


Al contrario di quanto avviene nella maggior parte del Paese, dove il francese domina nelle relazioni con gli stranieri, qui il visitatore sentirà molto spesso parlare spagnolo, divenuta la seconda lingua dopo quella araba. Del resto la Spagna è dietro l'angolo e i traghetti che fanno la spola tra le due sponde dello stretto arrivano e partono in continuazione. Sbarcano spesso comitive di spagnoli, ma anche di inglesi, per visitare la città in mezza giornata; comunque gli alberghi, numerosi e per tutte le tasche, continuano ad ospitare turisti disposti a trattenersi volentieri per più di un giorno. Non mancano neppure café, locali notturni e ristoranti dove mangiare, tra le varie specialità, ottimi cous-cous e fritture di pesce.

Tangeri non ha certo le dimensioni di una metropoli e si può benissimo visitarla andando a piedi: è piacevole passeggiare per le salite e le discese della medina alla scoperta di angoli antichi e caratteristici; altrettanto piacevole risulterà camminare anche per le vie della città nuova come, ad esempio, nella zona di Place de France, Boulevard Pasteur e Boulevard Mohammed V. Intanto la città, con le sue luci e ombre e la gente che da secoli vi transita, è destinata a rimanere un punto sospeso tra passato e futuro, tra Atlantico e Mediterraneo, tra Europa e Africa.