Il prossimo Festival Luigi Nono – la nona edizione – si presenta molto ricco e variegato, con proposte di alta qualità, che spaziano dalla musica agli eventi, workshop, mostre, proiezioni, incontri, anche di taglio politico. Il programma è stato presentato questa mattina, nella Sala Bagnoli Gorini del Conservatorio di Musica Benedetto Marcello, da Serena Nono che guida con passione e competenza la Fondazione Archivio Luigi Nono [a fondo pagina la regisrazione video dell’incontro stampa].
La manifestazione si svolgerà dal 30 ottobre al 4 dicembre 2026 con il titolo “Voci destroying muros” e un percorso dedicato alle figure femminili che hanno segnato la vicenda personale e creativa del compositore veneziano. Il sottotitolo, “Le figure femminili nell’opera e nella vita di Luigi Nono”, chiarisce fin da subito il taglio dell’iniziativa. Non una celebrazione generica, ma la valorizzazione di donne artiste, intellettuali, interpreti e interlocutrici che hanno contribuito a definire l’orizzonte umano, culturale e politico della ricerca noniana. La voce femminile non era forse lo strumento che l’insigne Maestro prediligeva?
“Voci destroying muros” è il titolo di una composizione dello stesso Nono, una delle più singolari e meno conosciute del suo catalogo. Scritta per voci femminili e piccola orchestra, fu eseguita una sola volta, all’Holland Festival del 1970, e intonava testi di donne detenute e operaie. Tra le fonti letterarie figuravano documenti e scritti di Rosa Luxemburg, Hannie Schaft, Riek Snel, Haydée Santamaría e Celia Sánchez; la prima esecuzione si tenne ad Amsterdam il 25 giugno 1970, con l’Orchestra della Radio di Hilversum diretta da Ladislav Kupkovic. Subito dopo il debutto Nono ritirò la partitura dal catalogo.
Il tema femminile attraversa l’intera produzione del compositore. Basti ricordare il Liebeslied del 1954 dedicato a Nuria Schoenberg, che sarebbe diventata sua moglie; la figura di Djamila Boupacha, militante algerina torturata, nei Canti di vita e d’amore; La fabbrica illuminata, scritta per la voce di Carla Henius; e la galleria di rivoluzionarie, da Louise Michel a Tania Bunke e Haydée Santamaría, che popola l’azione scenica Al gran sole carico d’amore. A queste si aggiungono le interpreti che hanno contribuito in modo decisivo alla definizione della sua scrittura vocale, e le donne che dopo la morte del compositore, nel 1990, ne hanno custodito e diffuso l’eredità. In questo senso la scelta tematica del Festival si inserisce in una più ampia rilettura del Novecento musicale attenta alle questioni di genere, ma trova il proprio fondamento nei documenti stessi dell’Archivio.
Fondato nel 1993 per iniziativa di Nuria Schoenberg Nono, l’Archivio conserva manoscritti, schizzi e studi preparatori, nastri e registrazioni, saggi e lezioni, la corrispondenza, una biblioteca di oltre diecimila volumi spesso annotati a margine e una collezione di più di 1.200 dischi. La sede, nell’ex convento dei Santi Cosma e Damiano alla Giudecca, è stata negli anni luogo di studio per ricercatori, musicologi ed esecutori provenienti da molti paesi. Già dal 1997 l’Archivio organizza seminari e convegni in collaborazione con la Fondazione Giorgio Cini, e dal 1996 tiene un corso di storia della musica registrata nell’ambito del curriculum dell’Università Ca’ Foscari.
Il Festival, nato nel 2017 come “Festival Luigi Nono alla Giudecca”, ha progressivamente ampliato il proprio raggio. Lo scorso anno l’ottava edizione, dedicata al concetto di frammento, aveva proposto 14 eventi ufficiali e sei collaterali, con oltre ottanta ospiti coinvolti. Anche quest’anno l’impianto è quello di un festival diffuso: concerti, incontri, conferenze, attività di ricerca e didattica si terranno in alcuni dei principali luoghi ed enti culturali veneziani, con l’obiettivo di far dialogare la ricerca noniana con il patrimonio artistico, sociale e civile della città. Tra gli appuntamenti annunciati figura, al Teatrino di Palazzo Grassi, “Nuvole uccelli lacrime umane”, lettura sonorizzata dagli scritti di Rosa Luxemburg, realizzata in collaborazione con la Fondazione Pinault, accanto alle collaborazioni con Ca’ Foscari, la Biennale e diverse sedi museali cittadine.
La conferenza stampa è stata anche l’occasione per ricordare Mimma Guastoni. Amica e collaboratrice di Nono, Guastoni è stata direttrice generale e amministratrice delegata di Casa Ricordi, dove ha accolto e sostenuto la ricerca musicale del compositore, ed è stata tra le fondatrici della Fondazione Archivio Luigi Nono. Il suo nome è legato a una stagione decisiva dell’editoria musicale italiana: dal 1982 le fu affidata la direzione editoriale di Ricordi, e sotto la sua guida il catalogo contemporaneo della casa milanese ricevette un forte impulso, con autori come Berio, Bussotti, Corghi, Donatoni, Grisey, Guarnieri e Maderna.
Come dimostra il Festival, anche col programma di questa edizione, la Fondazione non tratta l’eredità di Nono come un patrimonio da custodire in modo statico, ma come materiale vivo, da interrogare alla luce del presente. L’evoluzione della Fondazione si manifesta in primo luogo nella sua capacità di tessere relazioni sistemiche con il tessuto urbano, come dimostra anche la presenza in sala di Pietrrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia. L’istituzione guidata da Serena Nono, coadiauvata da una squadra di giovani motivati e appassionati, ha saputo costruire una fitta rete di cooperazioni stabili con le principali realtà accademiche, artistiche e storiche della città. Tra queste va citata la collaborazione con la Fondazione Prada a Ca’ Corner della Regina, che accoglierà un evento di forte rilievo, un dialogo intitolato “Angela Davis: dialogo tra musica e protesta”, che vedrà la partecipazione della celebre filosofa, accademica e attivista statunitense a colloquio con il giornalista britannico Dorian Lynskey.
La politica, dell’attualità e del passato, è presente nella programmazione di questa IX edizione con diverse figure, tra le quali spicca quella di Rossana Rossanda. La fondarice del manifesto ebbe un intenso scambio politico e intellettuale con Luigi Nono, riguardante anche la nascita della rivista eretica che sarebbe successivamente diventata quotidiano comunista, e lo testimonia la fitta corrispondenza tra i due custodita in archivio. Alla sua figura, e al suo rapporto con Nono, sarà dedicata una lecture della storica Giulia Albanese.
E facendo un salto nel presente, va messa in evidenza la partecipazione di Igiaba Scego, che nella cornice del convento del Santissimo Redentore alla Giudecca, dialogherà con il prof. Shaul Bassi, entrambi autori, Scego e Bassi, per le edizioni Wetlands, di Venezia africana, la prima guida che racconta la presenza africana nella città di ieri e di oggi.
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